Il Collettivo del Galileo verso il PRESIDIO dell’11 maggio contro la repressione nelle scuole e per l’autogestione degli spazi

 La storia della nostra aula “autogestita” ormai è trita e ritrita. Ma è bene spendere due righe al riguardo, alla luce degli avvenimenti di questi giorni.


Il liceo Galileo ha avuto un’aula autogestita degli studenti, fino all’anno scolastico 2003/2004,al pian terreno. L’anno dopo gli studenti di ritorno dalle proprie vacanze scoprono che al posto della loro aula, è spuntato un archivio. I muri da colorati, dipinti e scritti, sono diventati bianchi, qualche armadio di ferro e una scrivania al posto del divano e del computer. Resta solo una “a” cerchiata, nera, sulla porta, unico segno della fine di un’esperienza studentesca collettiva. Quell’anno i ragazzi del Galileo, in autunno, hanno occupato il pian terreno per una settimana, invano. Da allora, dopo che loro, quelli che l’avevano vissuta si sono diplomati, per un paio di anni le acque si sono calmate. Il collettivo però ha continuato a riunirsi, in cortile, in un’aula, e ha cominciato a sentire l’esigenza di uno spazio proprio, in cui ritrovarsi, in cui esprimersi liberamente. Uno spazio liberato e nostro all’interno della scuola. Non facilmente abbiamo ottenuto un’aula al primo piano, fino ad allora destinata agli studenti che non avvalendosi dell’ora di religione, vogliono rimanere in quell’ora all’interno della scuola (=??). Bene, aula ottenuta! Ma attenzione: le chiavi del lucchetto le tiene la preside, che dà il consenso ad aprirla solo a fine orario delle lezioni, quindi dalle due in poi. E’ fatto assoluto divieto di scrivere sui muri, e tantomeno di fumare. Gli esterni non possono entrare e in ogni momento ci sia qualcuno nell’aula ci deve essere almeno uno studente maggiorenne… ok! Con la scorsa ondata di occupazioni, a ottobre e a novembre, ci siamo sentiti legittimati a prenderci veramente quell’aula : ecco che compaiono scritte di gioia e lotta sui muri, qualche materassino abbandonato da chissà chi viene steso per terra accanto a un paio di sacchi a pelo, birre avanzate dalle serate,il lucchetto scompare e la porta rimane aperta e dalla finestra dell’aula, che dà sul cortile interno, uno striscione dell’occupazione: “nessuna tregua nessun compromesso. Solidarietà alle occupazioni”. Questa esperienza bellissima inutile dire che è durata nemmeno più di due settimane. Lucchetto nuovo, addio striscioni, scritte, addio aula autogestita. E ci ritroviamo nuovamente in una scuola, vissuta per lo più da studenti, che non hanno nello spazio di tre piani, nemmeno uno spazio da autogestire e da vivere autonomamente.

Perché tornare a parlare della triste sorte della nostra aula proprio ora, a fine anno scolastico?

Poche sono le scuole che hanno un’aula autogestita, che sia veramente degli studenti. Una di queste è il liceo Michelangiolo: il collettivo del Michelangiolo e la rete dei collettivi da anni si riuniscono lì, perché in quanto organizzazioni studentesche si ritrovano lì dove noi studenti passiamo la metà delle nostre giornate: nelle scuole. Trovando in esse un posto che sia nostro, gestito da noi. Ieri il preside del liceo Michelangiolo ha informato una ragazza del collettivo del fatto che la rete dei collettivi non potrà più riunirsi in quell’aula che appartiene a noi studenti da anni. Lo stesso preside che qualche mese fa sospese due ragazze sospettate di aver aperto le porte del liceo al corteo che il dieci ottobre lo occupò, dando via all’ondata di occupazioni di questo autunno.

Lanciamo un messaggio chiaro:

lunedì 11 maggio ore 14.30
PRESIDIO 
al liceo Michelangiolo

PER L’AUTOGESTIONE DEGLI SPAZI
CONTRO LA REPRESSIONE NELLE SCUOLE

Il collettivo del Galileo

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